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	<title>&#187; Crowdsourcing</title>
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		<title>Social media: come evolveranno nel 2010? Capitolo 1</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 01:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crescita e diffusione dei social media pare un fenomeno senza sosta, in continua evoluzione e con significative ripercussioni sulla definizione delle attuali e future strategie di marketing. Se già da tempo risulta evidente come il social networking stia rivoluzionando definitivamente il concetto di on line advertising, social search e web privacy, viene da chiedersi [...]


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<li><a href='http://www.robertonuccio.it/2009/facebook-time-da-social-network-a-web-site-a-search-engine/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Facebook time &#8211; da social network a web site a social search engine?'>Facebook time &#8211; da social network a web site a social search engine?</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2010/02/socialmedia_evolution_2010.jpg" rel="lightbox[1837]"><img class="alignleft size-full wp-image-1877" title="socialmedia_evolution_2010" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2010/02/socialmedia_evolution_2010.jpg" alt="socialmedia_evolution_2010" width="597" height="336" /></a>La crescita e diffusione dei <strong>social media</strong> pare un fenomeno senza sosta, in continua evoluzione e con significative ripercussioni sulla definizione delle attuali e future strategie di marketing. Se già da tempo risulta evidente come il <strong>social networking</strong> stia rivoluzionando definitivamente il concetto di <strong>on line advertising</strong>, <strong>social search</strong> e <strong>web privacy</strong>, viene da chiedersi quali saranno gli sviluppi previsti per l&#8217;anno a seguire nella sfera dei <strong>social media</strong>.</p>
<p>Ravit Lichtenberg, fondatrice e chief strategist di <a href="http://ustrategy.com/" target="_blank">Ustrategy.com</a>, ha pubblicato un post in cui indica <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/10_ways_social_media_will_change_in_2010.php" target="_blank">dieci modi in cui i social media evolveranno nel 2010</a>. Ve ne propongo un&#8217;analisi suddivisa in due articoli. A seguire, i primi 5 punti.</p>
<p><span id="more-1837"></span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<ol>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">I social media diverranno un&#8217;esperienza singola, coesiva, radicata nelle nostre attività e tecnologie</span></span></h3>
</li>
<p>Se negli ultimi tempi il web ha funto da palcoscenico principale del <strong>social networking</strong>, negli anni a seguire,  la possibilità crescente di accedere a contenuti multimediali attraverso qualsiasi tipo di dispositivo (web, mobile,  TV, video, etc&#8230;), determinerà il crollo della tradizionale distinzione tra <strong>mondo on line e offline</strong>, facendo si che l&#8217;orientamento al <strong>social sharing</strong> pervada ogni nostra attività, dal gioco, allo shopping, dall&#8217;emailing allo scambio di sms e non solo.</p>
<p>Contrariamente alle ipotesi che in passato accusavano il web di aver contributo a una radicale decrescimento delle interazioni faccia a faccia, ben presto, con le nuove potenzialità di interconnessione che oltrepassano le vecchie barriere di luogo e tempo innalzate da limiti tecnologici,  si moltiplicheranno le occasioni di incontro nel mondo reale, realizzando una socializzazione di massa ancora più diffusa. Il caso della <strong>campagna elettorale di Obama</strong> e della <strong>protesta elettorale iraniana</strong> costituiscono due esempi recenti del forte potere esercitato dai <strong>social media</strong> nell&#8217;alimentare e intensificare azioni di <strong>flash mob</strong>, temporanei ma efficaci fenomeni di aggregazione collettiva tra persone con interessi, preferenze e cause sociali affini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Finalmente una reale, significativa e curiosa integrazione tra online e offline</span></span></h3>
</li>
<p>Giochi, avatar e realtà virtuali hanno segnato solo l&#8217;inizio di questo processo di integrazione tra i due mondi. Pensiamo al boom delle applicazioni di <a href="http://www.bigmouthmedia.com/live/articles/augmented-reality-set-to-boom-on-handsets-in-2010.asp/6665/" target="_blank">realtà aumentata</a>. A tal proposito mi vengono in mente le parole di qualcuno che, nel corso del <a href="http://www.forumdigitale.it/" target="_blank">Forum sulla comunicazione digitale 2010</a> ha ironicamente commentato: &#8220;&#8230;se la realtà già fa schifo di per sè, che senso ha aumentarla?&#8230;&#8221; <img src='http://www.robertonuccio.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> . Pensiamo ancora a tutte le recenti applicazioni basate sul sistema di geotargettizzazione come <a href="http://www.twitter-360.com/" target="_blank">twitter360</a> e <a href="http://foursquare.com/" target="_blank">foursquare</a>,  così come alla diffusione dei processi di acquisto in cui gli utenti si spostano tra i due livelli di realtà per effettuare valutazioni e pagamenti, fenomeni di cui si prevede una significativa intensificazione nei tempi a seguire. Quest&#8217;osservazione ci porta direttamente al punto successivo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Il mobile acquisirà una dimensione centrale</span></span></h3>
</li>
<p>IDC prevede che gli internauti del mobile saranno circa un bilione entro il 2010. <strong>Sempre più utenti utilizzeranno il mobile</strong> per condividere contenuti sui <strong>social network</strong> e ricercare informazioni geotargettizzate, il che si tradurrà in un significativo impulso allo sviluppo del <strong>social mobile marketing</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">L&#8217;innovazione dei social media non sarà più limitata dalla tecnologia</span></span></h3>
</li>
<p>In parallelo con la progressiva scomparsa di piattaforme chiuse e aree di log in e l&#8217;apertura di nuovi canali che favoriranno una più libera circolazione dell&#8217;informazione in rete, sulla scia di esempi già noti come <a href="http://www.google.com/friendconnect/" target="_blank">google friend connect</a> e <a href="http://developers.facebook.com/connect.php?tab=website" target="_blank">facebook connect</a>, le aziende tenderanno a intensificare i meccanismi di sfruttamento delle nuove potenzialità offerte dal web in termini di <strong>user engagement</strong> piuttosto che sviluppare nuove tecnologie autonomamente. Le ricerche sugli utenti, in passato vincolate alla creazi0ne di focus group e test di usabilità, trarranno ora la loro linfa vitale dalle discussioni che si generano sul web attorno a prodotti e servizi offerti. Si proseguirà nella direzione del <strong>crowdsourcing </strong>e del<strong> conversational marketing</strong>, promuovendo e incentivando il coinvolgimento attivo degli utenti nei processi produttivi dei brand.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Si intensificherà la battaglia tra aziende e persone per il controllo sui contenuti prodotti</span></span></h3>
</li>
<p>Se il 2009 è da ricordare come l&#8217;anno dell&#8217;<strong>open web</strong>, del contenuto sempre accessibile, dovunque e da chiunque,  ora le cose tenderanno a cambiare.</p>
<p>Le aziende cominceranno ad adottare misure per decidere dove e a che prezzo rendere fruibili i contenuti prodotti. Esemplificativo il caso di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/murdoch-rusbridger-news-online.shtml?uuid=b765e454-14c3-11df-949a-6432fdfe4ee9&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Rupert Murdoch</a> che in passato aveva annunciato la possibilità di deindicizzare le news da google per vendere i diritti di esclusiva a Bing.<br />
 Contemporaneamente, la tendenza a valorizzare sempre di più il patrimonio costituito dai nostri profili social, identità inserite all&#8217;interno di network che riflettono il nostro personal brand, porterà a un&#8217;intensificazione dei servizi mirati a <a href="http://www.robertonuccio.it/2009/diffamati-sul-web-sos-reputation-defender/" target="_blank">tutelare e salvaguardare la nostra web identity, web privacy e web reputation</a>.</p>
<p>In aggiunta, con la diffusione esponenziale degli <strong>user generated content</strong> e l&#8217;importanza sempre maggiore attribuita alla ricerca di <strong>contenuti rilevanti e affidabili</strong>,  gli utenti tenderanno a spostare la loro attenzione dai grandi motori, come Google, MSN, Yahoo! verso ricerche più ristrette e mirate, sfruttando i propri network informativi. L&#8217;applicazione <a href="http://www.google.com/support/websearch/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=165228" target="_blank">Google Social Search</a> che recupera e restituisce informazioni prelevate dai cosiddetti <strong>social circle</strong>, nasce per l&#8217;appunto con l&#8217;intento di rispondere a questo bisogno. Probabilmente, come vederemo in seguito, questa tendenza potrebbe dar luogo ad un fenomeno di risposta totalmente opposto.</p>
</ol>
<p>Fenomeni già esplosi nel corso del 2009, paiono dunque destinati a divenire ancora più significativi in un futuro già in atto. Stando alle parole del social media strategist Jason Falls, <em>&#8220;se il 2009 ha riguardato la comprensione dei social media, il 2010 riguarderà il come utilizzarli al meglio&#8221;</em>. Nel prossimo articolo parlerò degli altri modi in cui si prevede che <strong>evolveranno i social media nel 2010</strong>. Nel frattempo, cosa ne pensate di quanto sin&#8217;ora ipotizzato? Siete d&#8217;accordo o prevedete scenari differenti?</p>


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		<title>Le future tendenze del marketing nel 2009: i 9 punti di Leo Burnett</title>
		<link>http://www.robertonuccio.it/2009/le-future-tendenze-del-marketing-nel-2009-i-9-punti-di-leo-burnett/</link>
		<comments>http://www.robertonuccio.it/2009/le-future-tendenze-del-marketing-nel-2009-i-9-punti-di-leo-burnett/#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 28 Jul 2009 16:02:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crowdsourcing]]></category>
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		<description><![CDATA[&#8220;I brand del futuro saranno veicoli e non soltanto destinazioni&#8221;
Questa la frase conclusiva del video realizzato dal gruppo Leo Burnett, che sintetizza efficacemente il suo punto di vista  sulle future tendenze del marketing nel 2009. Nel video vengono esposti e descritti 9 fattori cruciali che il gruppo ritiene  definiranno i nuovi trend emergenti del marketing, [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/2009/le-future-tendenze-del-marketing-nel-2009-i-9-punti-di-leo-burnett/"><em>Clicca qui per vedere il video incorporato.</em></a></p>
<p>&#8220;<em>I brand del futuro saranno veicoli e non soltanto destinazioni</em>&#8221;</p>
<p>Questa la frase conclusiva del video realizzato dal gruppo <strong>Leo Burnett</strong>, che sintetizza efficacemente il suo punto di vista  sulle <strong>future tendenze del marketing nel 2009</strong>. Nel video vengono esposti e descritti <strong>9 fattori cruciali</strong> che il gruppo ritiene  definiranno i nuovi <strong>trend emergenti del marketing</strong>, in linea con le mutate condizioni socio-economico-culturali della società postmoderna.</p>
<p>Proviamo a farne un&#8217;analisi:<span id="more-1517"></span></p>
<ol>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Nuovo realismo</span></h3>
</li>
<p>Le condizioni del nuovo assetto economico influenzeranno profondamente il contesto culturale. A seguito di una progressiva espansione della tendenza diffusa alla spettaccolarizzazione emotiva, si assisterà gradualmente all&#8217;avvento di una <strong>fase molto più concreta, sociale e creativa</strong>.</p>
<p>Si potrebbe parlare di un nuovo rinascimento caratterizzato da una cultura sempre più tangibile ed onesta,  e da un approccio alla vita molto più realistico. Si comincierà a dare importanza a ciò che realmente ha un significato per noi e si tenderà a privilegiare modalità espressive e<strong> relazioni di tipo confidenziale, incoraggiante, conesso, onesto e innovativo</strong>. Allo stesso modo, per avere successo, le aziende dovranno propendere verso un&#8217;approccio di questo tipo nel relazionarsi col proprio target.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Iper-realtà</span></h3>
</li>
<p><strong>Il ritmo del cambiamento è aumentato</strong> a livello esponenziale. Le maggiori evoluzioni avvengono alla velocità della luce. Gli status quo cambiano repentinamente con delle ripercussioni che si producono in tempo reale. Spesso la velocità del cambiamento è tale da risultare incompatibile con la capacità di adattamento delle persone, che quasi non riescono a stare al passo coi tempi.</p>
<p>A sopravvivere in un ambiente che muta così velocemente, saranno <strong>i brand che meglio riusciranno</strong> <strong>ad anticipare,</strong> di volta in volta, i cambiamenti posti in essere <strong>e ad adattarsi </strong>alle mutate condizioni prodotte.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Trust economy</span></h3>
</li>
<p>La <strong>fiducia</strong> è destinata a divenire il <strong>fattore critico di successo</strong> per i brand nel 2009. In tempi di crisi, guardiamo alle aziende che condividono le nostre preoccupazioni, gestiscono l’ansia e prendono iniziativa. I supermarket oggi conquistano più fiducia rispetto alle banche, e le organizzazioni che si impegneranno maggiormente a soddisfare i bisogni delle persone, andando ben oltre le loro stesse aspettative, avranno la meglio.</p>
<p>Per citare un caso esemplificativo, si pensi all&#8217;iniziativa promossa dal supermarklet britannico <a href="http://www.guardian.co.uk/money/blog/2009/mar/30/tesco-bank-account" target="_blank">Tesco</a> che prevede l&#8217;apertura di filiali bancarie e conti correnti entro la fine dell&#8217;anno.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Eco austerity</span></h3>
</li>
<p>La recessione sta esercitando un&#8217;influenza crescente sulla <strong>questione ambientale</strong>,  traformandola da esclusiva questione morale in vera e propia questione economica.  È innegabile che in parecchi settori la produzione di beni e servizi eco-sostenibili determini un notevole risparmio di energie e costi. Il risultato è che diverrà sempre più conveniente orientarsi verso produzioni di questo tipo, sia in termini di risparmio economico che di salvaguardia ambientale.</p>
<p>Anche in questo caso gli esempi non mancano. Si pensi alle iniziative di <strong>green marketing</strong> promosse da <a href="http://www.isayblog.com/web-marketing/green-marketing-l%E2%80%99eco-sostenibile-attira-sempre-piu-il-consumatore-online/" target="_blank">Eni</a> e <a href="http://www.isayblog.com/web-marketing/green-marketing-l%E2%80%99eco-sostenibile-attira-sempre-piu-il-consumatore-online/" target="_blank">Coca Cola</a> votate a promuovere risparmio energetico, sostenibilità ambientale, salute della persona e della comunità, come pure alle <a href="http://www.mondomotoriblog.com/2009/01/15/salone-detroit-2009-vetture-ecologiche-ibride-ed-elettriche/" target="_blank">vetture ecologiche</a> su cui le grandi case automobilistiche tendono a puntare sempre di più.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Tv digitale</span></h3>
</li>
<p>Nell&#8217;anno corrente la qualità delle trasmissioni broadcast via <strong>web Tv</strong> migliorerà enormemente. Se già nel 2008 si è verificato un allargamento del bacino di utenza dei canali televisivi su Internet e una crescita della percentuale di acquisto dei domini &#8220;.tv&#8221;, nel 2009 le web Tv sono destinate ad inserisi a pieno tiotlo nel <strong>mainstream dei nuovi media</strong>.</p>
<p>A favorire questa tendenza, una richiesta sempre crescente di <strong>user generated content</strong> da parte di un&#8217;utenza più vasta, targettizzata e meno generalista, che trascorre più tempo su internet e che punta alla qualità dell&#8217;informazione.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Thread marketing</span></h3>
</li>
<p>Nel futuro i <strong>contenuti </strong>sarranno <strong>liberi da un controllo</strong> centrale e <strong>adattabili su più network</strong>. Idee, loghi o estratti di codice, costituiranno il filo per tenere assieme i contenuti.</p>
<p>Se già da tempo molte pubblicità tendono a promuovere le URL, ora vedremo pubblicità alle stazioni dell’autobus che linkano a desktop widget, o promozioni che rimandano ai filmati aziendali e così via. Negli anni a venire la tendenza sarà quella di rendere contenuti multimediali <strong>disponibili </strong>praticamente <strong>ovunque</strong>, qualunque sia il contesto culturale nel quale ci si troverà immersi.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">Game generation</span></h3>
</li>
<p>Con la diffusione massiva della <strong>cultura dei videogiochi</strong> si è assisito a quello che qualcuno ha definito &#8220;<a href="http://db.formez.it/ArchivioNews.nsf/a578eb75b67ad00bc1256e220031865b/e802ff4471735450c125716a003e4504/Testo/M2/Recensione%2520Polimeni.pdf?OpenElement" target="_blank">la nascita dell&#8217;homo game</a>&#8220;. Da una cospicua fascia di adolescenti attratti dalla logica del reincanto propria del fenomeno videoludico, si è passati a un&#8217;intera <strong>game generation</strong> interclasse che trova nel gioco non soltanto una forma di intrattenimento, ma un modo per interagire, relazionarsi e accrescere le proprie capacità mentali.</p>
<p>Ad alimentarla, le crescenti pressioni economiche che ci spingono verso una dimensione, per così dire, casalinga e salottiera, ma al contempo sociale del gioco. Non stupisce, in tal senso, che il settore dei videogiochi sia tra i pochi ad essere risultato immune alla crisi e a registrare, invece, tassi di crescita esponenziali. Le sue potenzialità sono state solo in parte esplorate. Basti pensare al fenomeno degli <strong>advergame </strong>o alla promozione di <a href="http://gigaom.com/2008/10/13/confirmed-obama-is-campaigning-on-xbox-360/" target="_blank">Obama nel gioco Burnout</a> per Xbox 360. Il futuro riserverà ancora molte sorprese!</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;">La fine del fatto</span></h3>
</li>
<p>Il pluralismo dell&#8217;informazione generato dalla rete, per sua stessa natura spazio di condivisione e libera circolazione di notizie, idee e pareri, la possibilità di accedere e selezionare più fonti informative, nonchè di passsare dal ruolo di fruitori passivi a quello di generatori di contenuti, ha prodotto un fenomeno significativo. Pareri differenti e <strong>soluzioni contraddittorie vengono presentate come definitive</strong>. Cercando su google &#8220;vino e cancro&#8221; si trovano racconti di esperienze che attribuiscono al vino contraddittoriamente funzioni causali o curative.</p>
<p>Se la linea di demarcazione tra verità e opinione tende ad assottigliarsi, gli informivori tederanno sempre più a scegliere accuratamente ciò che per loro costituisce un fatto, alla pari di ipocondriaci che consultano manuali medici. In tale ottica la <strong>brand autorithy</strong> diverrà un <strong>fattore principale di competitività</strong>. Tanto maggiore sarà la fiducia riposta nel brand, quanto maggiore sarà la capacità di quest&#8217;ultimo di distanziarsi da un&#8217;approccio fazioso e unilaterale alla narrazione dei fatti, privilegiando, di contro, l&#8217;<strong>obiettività</strong> e l&#8217;<strong>imparzialità</strong>.</p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><strong>I brand sono veicoli</strong></span></h3>
</li>
<p>In passato la tendenza era di considerare i brand come punti di arrivo, punti di atterraggio. I consumatori seguivano i propri bisogni e finivano per  inseguire un brand. La nuova logica è invece quella che identifica <strong>i brand</strong> <strong>non più come destinazioni ma</strong> <strong>come veicoli</strong>. Il successo dei due colossi Google e Youtube, è stato costruito proprio sulla base di tali principi. Gli internauti non esauriscono il loro viaggio sui motori di ricerca, al contrario, tali &#8220;non luoghi&#8221; sono dei punti di partenza e di transizione verso nuovi orizzonti e mete da esplorare.</p>
<p>Iniziative come quella di <a href="http://business.webnews.it/news/leggi/10906/mcdonalds-wifi-gratuito-in-tutta-italia/" target="_blank">Mc-Donald</a> per l&#8217;installazione di reti Wi-Fi gratuite nei propri store, o del <a href="http://www.adverbox.com/the-concert-in-a-banner/" target="_blank">Concert in banner</a> promossa dalla banca belga Axion, o ancora, la partership  stipulata tra la band dei <a href="http://blogyourmind.libero.it/2009/groove-armada-e-bacardi-insieme-con-b-live-musica-gratis-da-scaricare" target="_blank">Groove Armada con Bacardi</a>, sono solo alcuni esempi di attuazione di questa nuova strategia. I brand statici sono ormai in via di estinzione. Le probabilità di successo dei marchi dipenderanno in larga misura dalla loro capacità di trasformarsi <strong>da fine in mezzo</strong> per la produzione e diffusione di iniziative in linea con i bisogni emergenti di una clientela sempre più attiva e partecipativa.</ol>
<p>Queste, dunque, le <strong>future tendenze del marketing</strong> già emerse nel corso del <strong>2009 </strong>e che paiono destinate, con buona probabilità, a manifestarsi in maniera ancor più significativa anche negli anni a seguire. Voi cosa ne pensate?</p>


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		<title>Totem e tribù &#8211; genesi e strategie delle brand community &#8211; Episodio I</title>
		<link>http://www.robertonuccio.it/2009/totem-e-tribu-genesi-e-strategie-delle-brand-community-episodio-1/</link>
		<comments>http://www.robertonuccio.it/2009/totem-e-tribu-genesi-e-strategie-delle-brand-community-episodio-1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come e perché nascono le brand community ? Chi ne fa parte? Che bisogni esprimono? In che modo i brand possono servirsene al meglio? Quando rappresentano una minaccia?
Il web, per sua stessa natura, si presta ad essere terreno fertile per la nascita di quelle che Bernard Cova chiama neotribù &#8220;un insieme di individui non necessariamente [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/05/building-community.jpg" rel="lightbox[1370]"><img class="alignright size-medium wp-image-1386" title="building-community" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/05/building-community-269x300.jpg" alt="building-community" width="269" height="300" /></a>Come e perché nascono le <strong>brand community</strong> ? Chi ne fa parte? Che bisogni esprimono? In che modo i brand possono servirsene al meglio? Quando rappresentano una minaccia?</p>
<p>Il web, per sua stessa natura, si presta ad essere terreno fertile per la nascita di quelle che <strong>Bernard Cova</strong> chiama <strong>neotribù </strong><em>&#8220;un insieme di individui non necessariamente omogeneo (in termini di caratteristiche sociali obiettive), ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos in comune&#8221;</em>.</p>
<p>Il <strong>neotribalismo </strong>della società postmoderna va visto come una naturale risposta di aggregazione sociale ad un  radicale e progressivo decadimento delle forme di organizzazione tradizionali (partiti e chiesa in primis) e alla situazione anomica, ovvero di  assenza valoriale che ne è scaturita.<span id="more-1370"></span> <strong>Le nuove comunità</strong> catalizzano ed esprimono un bisogno di <strong>socialità empatica</strong>, di risposta a una forma di razionalizzazione estrema della conoscenza, si formano per la naturale o indotta convergenza di persone che avvertono l&#8217;esigenza di condividere passioni comuni, relazionarsi e dialogare, sentirsi <strong>parte attiva</strong> nella costruzione delle stesse.</p>
<p>Ciò che differenzia le <strong>web community</strong> dalle <strong>comunità tradizionali</strong> è il fatto di avere una natura aperta, fluida, trasversale, volatile ed effimera. I membri possono registrarsi contemporaneamente a più comunità, entrare ed uscirne quando vogliono. <strong>Identità plurime e frammentate</strong> che difficilmente si prestano a operazioni di targettizzazione basate sulle tradizionali categorie sociologiche.</p>
<p>In un contesto del genere, il <strong>brand </strong>è chiamato a svolgere una <strong>funzione totemica</strong>, religiosa, nel senso etimologico del termine di religare, collegare, unire, tenere assieme. Quali, dunque, le <strong>strategie</strong> di <strong>community building</strong> che un brand intenzionato a rafforzare il rapporto di vicinanza con i consumatori deve adottare? <a href="http://blogs.openforum.com/2009/05/18/10-tips-for-building-brand-communities/">Dave Balte</a>, fondatore e CEO di BzzAgent,  media agency di Boston specializzata in <strong>buzz marketing</strong>, ne suggerisce alcuni che possono essere così sintetizzati:</p>
<ul>
<li><strong>focalizzarsi sui bisogni dei consumatori</strong>: chiedersi <em>&#8220;Perché i consumatori formerebbero una comunity attorno al proprio brand?&#8221;</em> Da qui la necessità di non limitarsi a totemizzare la comunità attorno ad un unico prodotto, ma di sensibilizzare gli adepti alla condivisione di esperienze, bisogni e <strong>brand values</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>interagire con i membri</strong>: il brand non dev&#8217;essere osservatore esterno e distaccato, ma <strong>parte attiva</strong> del dialogo. Può, ad esempio, fornire anticipazioni sui prodotti di prossima uscita, ascoltare pareri e suggerimenti in un&#8217;ottica di trasparenza e limitarsi a moderare su  questioni di natura etica e legale. In passato c&#8217;era già chi, come <strong>Philippe Breton</strong>, ispirandosi al paradigma della cibernetica, teorizzava l&#8217;avvento di una nuova <strong>società</strong> <strong>trasparente</strong> in risposta ai fallimenti ideologici del secolo scorso e alle tendenze entropiche scaturitene.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>promuovere una comunicazione orizzontale</strong>: favorire il diaologo più che tra il brand e i suoi seguaci, tra i membri stessi della community, che usciti dal ruolo di ascoltatori passivi, tendono a divenire <strong>prosumer</strong>, consum-attori che dialogano, confrontano esperienze  e opinioni, attori partecipi all&#8217;elaborazione del significato da veicolare, in piena logica <strong>crowdsourcing</strong>, e talvolta, suoi stessi manipolatori. Un tam tam mediatico di <strong>user generated content</strong> che si diffonde viralmente sfruttando il meccansimo di rimbalzo della rete, arrivando a comunicare anche con comunità esterne, nicchie sparse nella rete, altri microcosmi di una costellazione neotribale.</li>
</ul>
<p>Andando a scrutare all&#8217;interno di comunità già esistenti, o creandone di nuove, l&#8217;azione di <strong>community building</strong> avrà tanto più successo quanto maggiore sarà la capacità del brand di promuovere un <strong>sistema valoriale</strong>, indurre un <strong>bisogno </strong>di partecipazione attiva e condivisione, attribuire un <strong>valore aggiunto</strong> al prodotto.</p>
<p>Gli esempi non mancano. Si pensi alla community di <a href="http://www.allezonbouge.net/" target="_blank">Ferrero</a>, sviluppata attorno ai valori dell&#8217;aggregazione familiare e dell alimentazione sana, o al social network <a href="https://www.tgv-rezo.com/" target="_blank">REZO</a>, progetto promosso dalle ferrovie francesi e indirizzato prevalentemente ai giovani, che fa leva sul bisogno e l&#8217;opportunità di utilizzare il viaggio come occasione per fare conoscenza, momento di scambio e condivisione di informazioni utili. Altri casi esemplari sono le community di <a href="http://www.nutellaville.it/" target="_blank">Nutella</a>, <a href="http://www.lavazza.com/corporate/community/home" target="_blank">Lavazza</a>, <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/" target="_blank">Il Mulino che vorrei</a>, valido esempio, quest&#8217;ultimo, di un coinvolgimento attivo dei membri invitati a esprimere i loro suggerimenti su migliorie da apportare ai prodotti e nuove iniziative da lanciare, in piena logica <strong>UGC</strong>, sino ad arrivare alle community di <a href="http://www.fiat500.com/" target="_blank">Fiat 500</a> e <a href="http://www.ducati.com/ducatiworld/index.jhtml" target="_blank">Ducati</a> che, tra i vari servizi offerti, consentono ai propri iscritti di costruire delle proprie pagine personalizzate simili a blog.</p>
<p>Emerge chiaramente come l&#8217;incremento della <strong>brand awarness</strong> passi necessariamente attraverso un coinvolgimento attivo dei propri sostenitori, evangelisti del brand che contribuiscono significativamente a conferirne credibilità o, all&#8217;opposto, a stravolgerne il significato e ad opporsi ad esso. La domanda successiva che viene da porsi è dunque: &#8221; <strong>Cosa accade nel momento in cui la tribù si oppone al totem</strong> ?&#8221; La risposta nel prossimo post.</p>
<p>The saga continues&#8230;</p>


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		<title>Volete guadagnare scrivendo? Provate Ewrite.us</title>
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		<pubDate>Tue, 03 Feb 2009 16:12:53 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
				<category><![CDATA[Crowdsourcing]]></category>
		<category><![CDATA[ewrite us]]></category>
		<category><![CDATA[guadagnare scrivendo]]></category>
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		<description><![CDATA[T-Ventures, la società deputata alla gestione dei progetti web 2.0 di Triboo S.p.A, lancia una nuova iniziativa nel panorama del crowdsourcing.
Si chiama ewrite.us ed è un &#8220;paid to write&#8221;, ovvero uno strumento che consente a chiunque di guadagnare scrivendo i propri articoli sul sito.
La proposta pare stia riscuotendo un notevole successo dato che a sole [...]


Nessun articolo correlato.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/02/ewriteus.jpeg" rel="lightbox[43]"><img class="alignleft size-medium wp-image-288" title="ewriteus" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/02/ewriteus-299x174.jpg" alt="ewriteus" width="299" height="174" /></a>T-Ventures, la società deputata alla gestione dei progetti web 2.0 di <a href="http://www.triboo.it/" target="_blank"><strong>Triboo</strong> </a>S.p.A, lancia una nuova iniziativa nel panorama del crowdsourcing.</p>
<p style="text-align:right;">Si chiama <a href="http://www.triboo.it/index.php?option=com_content&amp;view=article&amp;id=149&amp;lang=ita&amp;catid=14&amp;Itemid=16" target="_blank"><strong>ewrite.us</strong> </a>ed è un &#8220;paid to write&#8221;, ovvero uno strumento che consente a chiunque di <strong>guadagnare scrivendo</strong> i propri articoli sul sito.</p>
<p style="text-align:right;">La proposta pare stia riscuotendo un notevole successo dato che a sole tre settimane dal lancio si è registrata una presenza giornaliera di oltre <strong>100.000  visitatori</strong> unici.<span id="more-43"></span></p>
<p style="text-align:right;">Il sito dà la possibilità di scrivere una serie di guide scegliendo tra <strong>svariate categorie</strong> di argomenti (abbigliamento, arte, lavoro, salute etc&#8230;).  Gli articoli pubblicati divengono automaticamente proprietà di ewrite.us dietro pagamento di un <strong>compenso all&#8217;autore</strong>.</p>
<p style="text-align:right;">Tenete presente che la remunerazione è strettamente correlata alla qualità dell&#8217;articolo: ciò vuol dire che ad essere premiate sono le guide che tendono a distinguersi per la loro <strong>originalità e valore</strong> rispetto a quelle derivate da una semplice e inflazionata opera di scopiazzamento dal web. Una condizione da vedere in ottica SEO, giustificata dalla volontà di scongiurare il rischio  che gli articoli vengano letti come &#8220;duplicates&#8221; dai motori di ricerca e penalizzino il sito in termini di ottimizzazione e visibilità.</p>
<p style="text-align:right;">Per conoscere in tempo reale il guadagno effettivo, basterà che l&#8217;autore acceda al proprio profilo sul sito.</p>
<p style="text-align:right;">In definitiva si tratta dell&#8217;ennesimo caso che testimonia come la strada intrapresa nella direzione degli <strong>user generated content </strong>si riveli proficua e vantaggiosa generando un proselitismo sempre crescente.</p>


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		<title>QOOB: un nuovo spazio mediatico per gli UGC</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 16:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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Nasce nel 30 Novembre 2006 in sostituzione dei suoi predecessori Yos e Flux e rappresenta il tentativo del network televisivo Mtv Italia di abbracciare il mondo del web 2.0. Difatti, pur essendo presente sul [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/qoob.jpg" rel="lightbox[33]"><img class="size-medium wp-image-282 alignright" title="qoob" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/qoob-300x147.jpg" alt="qoob" width="300" height="147" /></a>Si chiama <a title="Qoob" href="http://it.qoob.tv/"><strong>Qoob</strong></a> la nuova piattaforma crossmedia costituita da contenuti provenienti dal mondo underground della musica, del cinema, del graphic design e dell&#8217;animazione.</p>
<p>Nasce nel 30 Novembre 2006 in sostituzione dei suoi predecessori Yos e Flux e rappresenta <strong>il tentativo del network televisivo Mtv Italia di abbracciare il mondo del web 2.0</strong>. Difatti, pur essendo presente sul digitale terrestre con un canale che seleziona i contenuti migliori, Qoob rimane maggiormente legata all&#8217;universo del web proponendo video alla Youtube, foto alla Flickr, playlist e podcast alla iTunes e blog alla MySpace.</p>
<p><span id="more-33"></span></p>
<p>Il tutto è però visto in un&#8217;ottica rielaborativa e non di mera riproposizione di contenuti protetti da diritti d&#8217;autore.  “Tutti oggi parlano di used generated content, di contenuti generati dagli utenti”, afferma <strong>Antonio Campo Dall’Orto</strong>, direttore generale della divisione tv di Telecom, che controlla anche Mtv Italia. “Però bisogna fare attenzione a distinguerli dal fake user generated content, il contenuto falso, quello che gli utenti in realtà prendono da terzi e rimettono online”.</p>
<p>L&#8217;attenzione è dunque posta su quei contenuti che sono realmente creati dagli utenti. “E visto che noi ci sentiamo più editori che semplici aggregatori”, aggiunge Campo Dall’Orto, “in certi casi saremo proprio noi a finanziare questi contenuti, a permettere agli utenti di realizzarli e proporli al pubblico”</p>
<p>Per quanto riguarda i finanziamenti, l&#8217;idea è quella di partire attingendo al bacino d&#8217;utenza di <strong>Flux</strong> con l&#8217;obiettivo di fidelizzarlo e allargarlo. In secondo luogo dovrà subentrare la pubblicità. &#8220;Ma dovremo studiare delle formule innovative&#8221;, prosegue Campo dall&#8217;Orto, &#8220;Che si integrino con lo spirito di Qoob&#8221;.</p>
<p>Attualmente il sito appare ancora in una fase embrionale e genuina, spoglia dei vari strumenti promozionali del web marketing. Sembrano, dunque, esserci tutti gli ingredienti tipici di un <strong>social network allo stato puro</strong> e che contribuirà ulteriormente ad allargare gli orizzonti del crowdsourcing.</p>
<p><a href="http:///www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=1341&amp;ID_sezione=&amp;sezione="></a></p>


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		<title>Con BootB la creatività diviene democratica</title>
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		<pubDate>Fri, 15 Feb 2008 14:58:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Dal 27/11/2007 è on line Bootb.com, Brands Out of the Box, il nuovo marketplace dedicato alla creatività. Chiunque, ovunque può proporre le proprie idee per rispondere ai brief dei brand più prestigiosi con la possibilità di percerpirne un compenso.
E’ un vero e proprio scossone al settore dell&#8217;advertising, come spiega Pier Ludovico Bancale CEO di BootB:
“Il [...]


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			<content:encoded><![CDATA[<p style="text-align:right;"><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/bootb1.jpg" rel="lightbox[31]"><img class="alignleft size-medium wp-image-285, frame" title="bootb1" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/bootb1-300x225.jpg" alt="bootb1" width="300" height="225" /></a>Dal 27/11/2007 è on line <a title="BootB" href="http://bootb.com" target="_blank"><strong>Bootb.com</strong></a>, Brands Out of the Box, <strong>il nuovo</strong> <strong>marketplace dedicato alla creatività</strong>. Chiunque, ovunque può proporre le proprie idee per rispondere ai brief dei brand più prestigiosi con la possibilità di percerpirne un compenso.</p>
<p style="text-align:right;">E’ un vero e proprio scossone al settore dell&#8217;advertising, come spiega <strong>Pier Ludovico Bancale</strong> CEO di BootB:<br />
“Il mondo è pieno di talenti creativi &#8211; soprattutto i giovani &#8211; ma la maggior parte di essi non ha né i mezzi né le occasioni per far conoscere le proprie idee”. “BootB invece offre a chiunque la possibilità di entrare in un mercato remunerativo come quello della creatività per promuovere il business dei marchi più prestigiosi. Grazie a BootB, il mondo della pubblicità torna a riaprire i battenti accogliendo sia chi è già introdotto, sia chi è ancora estraneo a questo settore”.<span id="more-31"></span></p>
<p style="text-align:right;"><strong>Martin Lindstrom</strong>, noto esperto di branding e consulente di BootB, ritiene che ciò si tradurrà in un grande beneficio per le aziende, le quali, rivolgendosi ad un bacino di utenza mlto più ampio rispetto a quello delle tradizionali agenzie pubblicitarie, che coinvolge tutti coloro che si sentono creativi, professionisti e non, avranno la possiblità di vagliare i lavori migliori con una forte ottimizzazione in termini di budget aziendali di marketing.<br />
“BootB dà voce ai nuovi talenti facendo incontrare domanda e offerta in un terreno ancora inesplorato”, prosegue Lindstrom. “È l&#8217;inizio della fine dei modelli di agenzie pubblicitarie tradizionali. È l&#8217;ingresso dei brand in dimensioni nuove, ricche di risorse e opportunità”.</p>
<p style="text-align:right;"><strong>I Brief vengono pubblicati sul sito</strong> in 12 lingue, dando in tal modo la possiblità ai brand di esaminare proposte creative &#8220;Out of the Box&#8221; provenienti da tutto il mondo. <strong>A ogni brief pubblicato corrisponde un budget</strong> stabilito in anticipo dalle aziende e BootB riconosce il 90% di esso a coloro che sviluppano le idee migliori. Il compenso viene garantito attraverso un conto depositato presso terzi, affinché il cliente non perda gli interessi sulla somma del contratto. Il sito è criptato attraverso una SSL per assicurare l&#8217;integrità delle proposte creative. Il processo di registrazione prevede un <strong>contratto vincolante</strong> a livello legale fra i creativi e BootB, secondo il quale tutte le idee restano di esclusiva proprietà del loro creatore fino al momento in cui non vengono acquistate dal cliente.</p>
<p style="text-align:right;">Sono già numerose le aziende che hanno deciso di collaborare con Bootb; <strong>marchi di fama mondiale</strong> quali Disney, Unicef, Lego, Peugeot, Ferrero, Gancia, Mondadori, Perfetti, tutti concordi nell&#8217;affermare che le migliori idee non necessariamente debbano venire dalle grandi realtà internazionali di marketing e pubblicità.</p>
<p style="text-align:right;">Creativi di tutto il mondo fatevi avanti: spazio alle vostre idee!</p>
<p align="justify">


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