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	<title>&#187; Social network</title>
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		<title>Social media: come evolveranno nel 2010? Capitolo 1</title>
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		<pubDate>Fri, 12 Feb 2010 01:36:45 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[La crescita e diffusione dei social media pare un fenomeno senza sosta, in continua evoluzione e con significative ripercussioni sulla definizione delle attuali e future strategie di marketing. Se già da tempo risulta evidente come il social networking stia rivoluzionando definitivamente il concetto di on line advertising, social search e web privacy, viene da chiedersi [...]


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<li><a href='http://www.robertonuccio.it/2009/facebook-time-da-social-network-a-web-site-a-search-engine/' rel='bookmark' title='Permanent Link: Facebook time &#8211; da social network a web site a social search engine?'>Facebook time &#8211; da social network a web site a social search engine?</a></li>
</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2010/02/socialmedia_evolution_2010.jpg" rel="lightbox[1837]"><img class="alignleft size-full wp-image-1877" title="socialmedia_evolution_2010" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2010/02/socialmedia_evolution_2010.jpg" alt="socialmedia_evolution_2010" width="597" height="336" /></a>La crescita e diffusione dei <strong>social media</strong> pare un fenomeno senza sosta, in continua evoluzione e con significative ripercussioni sulla definizione delle attuali e future strategie di marketing. Se già da tempo risulta evidente come il <strong>social networking</strong> stia rivoluzionando definitivamente il concetto di <strong>on line advertising</strong>, <strong>social search</strong> e <strong>web privacy</strong>, viene da chiedersi quali saranno gli sviluppi previsti per l&#8217;anno a seguire nella sfera dei <strong>social media</strong>.</p>
<p>Ravit Lichtenberg, fondatrice e chief strategist di <a href="http://ustrategy.com/" target="_blank">Ustrategy.com</a>, ha pubblicato un post in cui indica <a href="http://www.readwriteweb.com/archives/10_ways_social_media_will_change_in_2010.php" target="_blank">dieci modi in cui i social media evolveranno nel 2010</a>. Ve ne propongo un&#8217;analisi suddivisa in due articoli. A seguire, i primi 5 punti.</p>
<p><span id="more-1837"></span></p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<ol>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">I social media diverranno un&#8217;esperienza singola, coesiva, radicata nelle nostre attività e tecnologie</span></span></h3>
</li>
<p>Se negli ultimi tempi il web ha funto da palcoscenico principale del <strong>social networking</strong>, negli anni a seguire,  la possibilità crescente di accedere a contenuti multimediali attraverso qualsiasi tipo di dispositivo (web, mobile,  TV, video, etc&#8230;), determinerà il crollo della tradizionale distinzione tra <strong>mondo on line e offline</strong>, facendo si che l&#8217;orientamento al <strong>social sharing</strong> pervada ogni nostra attività, dal gioco, allo shopping, dall&#8217;emailing allo scambio di sms e non solo.</p>
<p>Contrariamente alle ipotesi che in passato accusavano il web di aver contributo a una radicale decrescimento delle interazioni faccia a faccia, ben presto, con le nuove potenzialità di interconnessione che oltrepassano le vecchie barriere di luogo e tempo innalzate da limiti tecnologici,  si moltiplicheranno le occasioni di incontro nel mondo reale, realizzando una socializzazione di massa ancora più diffusa. Il caso della <strong>campagna elettorale di Obama</strong> e della <strong>protesta elettorale iraniana</strong> costituiscono due esempi recenti del forte potere esercitato dai <strong>social media</strong> nell&#8217;alimentare e intensificare azioni di <strong>flash mob</strong>, temporanei ma efficaci fenomeni di aggregazione collettiva tra persone con interessi, preferenze e cause sociali affini.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Finalmente una reale, significativa e curiosa integrazione tra online e offline</span></span></h3>
</li>
<p>Giochi, avatar e realtà virtuali hanno segnato solo l&#8217;inizio di questo processo di integrazione tra i due mondi. Pensiamo al boom delle applicazioni di <a href="http://www.bigmouthmedia.com/live/articles/augmented-reality-set-to-boom-on-handsets-in-2010.asp/6665/" target="_blank">realtà aumentata</a>. A tal proposito mi vengono in mente le parole di qualcuno che, nel corso del <a href="http://www.forumdigitale.it/" target="_blank">Forum sulla comunicazione digitale 2010</a> ha ironicamente commentato: &#8220;&#8230;se la realtà già fa schifo di per sè, che senso ha aumentarla?&#8230;&#8221; <img src='http://www.robertonuccio.it/wp-includes/images/smilies/icon_wink.gif' alt=';-)' class='wp-smiley' /> . Pensiamo ancora a tutte le recenti applicazioni basate sul sistema di geotargettizzazione come <a href="http://www.twitter-360.com/" target="_blank">twitter360</a> e <a href="http://foursquare.com/" target="_blank">foursquare</a>,  così come alla diffusione dei processi di acquisto in cui gli utenti si spostano tra i due livelli di realtà per effettuare valutazioni e pagamenti, fenomeni di cui si prevede una significativa intensificazione nei tempi a seguire. Quest&#8217;osservazione ci porta direttamente al punto successivo.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Il mobile acquisirà una dimensione centrale</span></span></h3>
</li>
<p>IDC prevede che gli internauti del mobile saranno circa un bilione entro il 2010. <strong>Sempre più utenti utilizzeranno il mobile</strong> per condividere contenuti sui <strong>social network</strong> e ricercare informazioni geotargettizzate, il che si tradurrà in un significativo impulso allo sviluppo del <strong>social mobile marketing</strong>.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">L&#8217;innovazione dei social media non sarà più limitata dalla tecnologia</span></span></h3>
</li>
<p>In parallelo con la progressiva scomparsa di piattaforme chiuse e aree di log in e l&#8217;apertura di nuovi canali che favoriranno una più libera circolazione dell&#8217;informazione in rete, sulla scia di esempi già noti come <a href="http://www.google.com/friendconnect/" target="_blank">google friend connect</a> e <a href="http://developers.facebook.com/connect.php?tab=website" target="_blank">facebook connect</a>, le aziende tenderanno a intensificare i meccanismi di sfruttamento delle nuove potenzialità offerte dal web in termini di <strong>user engagement</strong> piuttosto che sviluppare nuove tecnologie autonomamente. Le ricerche sugli utenti, in passato vincolate alla creazi0ne di focus group e test di usabilità, trarranno ora la loro linfa vitale dalle discussioni che si generano sul web attorno a prodotti e servizi offerti. Si proseguirà nella direzione del <strong>crowdsourcing </strong>e del<strong> conversational marketing</strong>, promuovendo e incentivando il coinvolgimento attivo degli utenti nei processi produttivi dei brand.</p>
<p><br class="spacer_" /></p>
<li>
<h3><span style="color: #f27024;"><span style="font-weight: normal;">Si intensificherà la battaglia tra aziende e persone per il controllo sui contenuti prodotti</span></span></h3>
</li>
<p>Se il 2009 è da ricordare come l&#8217;anno dell&#8217;<strong>open web</strong>, del contenuto sempre accessibile, dovunque e da chiunque,  ora le cose tenderanno a cambiare.</p>
<p>Le aziende cominceranno ad adottare misure per decidere dove e a che prezzo rendere fruibili i contenuti prodotti. Esemplificativo il caso di <a href="http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Tecnologia%20e%20Business/2010/02/murdoch-rusbridger-news-online.shtml?uuid=b765e454-14c3-11df-949a-6432fdfe4ee9&amp;DocRulesView=Libero" target="_blank">Rupert Murdoch</a> che in passato aveva annunciato la possibilità di deindicizzare le news da google per vendere i diritti di esclusiva a Bing.<br />
 Contemporaneamente, la tendenza a valorizzare sempre di più il patrimonio costituito dai nostri profili social, identità inserite all&#8217;interno di network che riflettono il nostro personal brand, porterà a un&#8217;intensificazione dei servizi mirati a <a href="http://www.robertonuccio.it/2009/diffamati-sul-web-sos-reputation-defender/" target="_blank">tutelare e salvaguardare la nostra web identity, web privacy e web reputation</a>.</p>
<p>In aggiunta, con la diffusione esponenziale degli <strong>user generated content</strong> e l&#8217;importanza sempre maggiore attribuita alla ricerca di <strong>contenuti rilevanti e affidabili</strong>,  gli utenti tenderanno a spostare la loro attenzione dai grandi motori, come Google, MSN, Yahoo! verso ricerche più ristrette e mirate, sfruttando i propri network informativi. L&#8217;applicazione <a href="http://www.google.com/support/websearch/bin/answer.py?hl=en&amp;answer=165228" target="_blank">Google Social Search</a> che recupera e restituisce informazioni prelevate dai cosiddetti <strong>social circle</strong>, nasce per l&#8217;appunto con l&#8217;intento di rispondere a questo bisogno. Probabilmente, come vederemo in seguito, questa tendenza potrebbe dar luogo ad un fenomeno di risposta totalmente opposto.</p>
</ol>
<p>Fenomeni già esplosi nel corso del 2009, paiono dunque destinati a divenire ancora più significativi in un futuro già in atto. Stando alle parole del social media strategist Jason Falls, <em>&#8220;se il 2009 ha riguardato la comprensione dei social media, il 2010 riguarderà il come utilizzarli al meglio&#8221;</em>. Nel prossimo articolo parlerò degli altri modi in cui si prevede che <strong>evolveranno i social media nel 2010</strong>. Nel frattempo, cosa ne pensate di quanto sin&#8217;ora ipotizzato? Siete d&#8217;accordo o prevedete scenari differenti?</p>


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		<title>Totem e tribù &#8211; genesi e strategie delle brand community &#8211; Episodio I</title>
		<link>http://www.robertonuccio.it/2009/totem-e-tribu-genesi-e-strategie-delle-brand-community-episodio-1/</link>
		<comments>http://www.robertonuccio.it/2009/totem-e-tribu-genesi-e-strategie-delle-brand-community-episodio-1/#comments</comments>
		<pubDate>Wed, 20 May 2009 13:01:28 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Come e perché nascono le brand community ? Chi ne fa parte? Che bisogni esprimono? In che modo i brand possono servirsene al meglio? Quando rappresentano una minaccia?
Il web, per sua stessa natura, si presta ad essere terreno fertile per la nascita di quelle che Bernard Cova chiama neotribù &#8220;un insieme di individui non necessariamente [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/05/building-community.jpg" rel="lightbox[1370]"><img class="alignright size-medium wp-image-1386" title="building-community" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2009/05/building-community-269x300.jpg" alt="building-community" width="269" height="300" /></a>Come e perché nascono le <strong>brand community</strong> ? Chi ne fa parte? Che bisogni esprimono? In che modo i brand possono servirsene al meglio? Quando rappresentano una minaccia?</p>
<p>Il web, per sua stessa natura, si presta ad essere terreno fertile per la nascita di quelle che <strong>Bernard Cova</strong> chiama <strong>neotribù </strong><em>&#8220;un insieme di individui non necessariamente omogeneo (in termini di caratteristiche sociali obiettive), ma interrelato da un’unica soggettività, una pulsione affettiva o un ethos in comune&#8221;</em>.</p>
<p>Il <strong>neotribalismo </strong>della società postmoderna va visto come una naturale risposta di aggregazione sociale ad un  radicale e progressivo decadimento delle forme di organizzazione tradizionali (partiti e chiesa in primis) e alla situazione anomica, ovvero di  assenza valoriale che ne è scaturita.<span id="more-1370"></span> <strong>Le nuove comunità</strong> catalizzano ed esprimono un bisogno di <strong>socialità empatica</strong>, di risposta a una forma di razionalizzazione estrema della conoscenza, si formano per la naturale o indotta convergenza di persone che avvertono l&#8217;esigenza di condividere passioni comuni, relazionarsi e dialogare, sentirsi <strong>parte attiva</strong> nella costruzione delle stesse.</p>
<p>Ciò che differenzia le <strong>web community</strong> dalle <strong>comunità tradizionali</strong> è il fatto di avere una natura aperta, fluida, trasversale, volatile ed effimera. I membri possono registrarsi contemporaneamente a più comunità, entrare ed uscirne quando vogliono. <strong>Identità plurime e frammentate</strong> che difficilmente si prestano a operazioni di targettizzazione basate sulle tradizionali categorie sociologiche.</p>
<p>In un contesto del genere, il <strong>brand </strong>è chiamato a svolgere una <strong>funzione totemica</strong>, religiosa, nel senso etimologico del termine di religare, collegare, unire, tenere assieme. Quali, dunque, le <strong>strategie</strong> di <strong>community building</strong> che un brand intenzionato a rafforzare il rapporto di vicinanza con i consumatori deve adottare? <a href="http://blogs.openforum.com/2009/05/18/10-tips-for-building-brand-communities/">Dave Balte</a>, fondatore e CEO di BzzAgent,  media agency di Boston specializzata in <strong>buzz marketing</strong>, ne suggerisce alcuni che possono essere così sintetizzati:</p>
<ul>
<li><strong>focalizzarsi sui bisogni dei consumatori</strong>: chiedersi <em>&#8220;Perché i consumatori formerebbero una comunity attorno al proprio brand?&#8221;</em> Da qui la necessità di non limitarsi a totemizzare la comunità attorno ad un unico prodotto, ma di sensibilizzare gli adepti alla condivisione di esperienze, bisogni e <strong>brand values</strong>.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>interagire con i membri</strong>: il brand non dev&#8217;essere osservatore esterno e distaccato, ma <strong>parte attiva</strong> del dialogo. Può, ad esempio, fornire anticipazioni sui prodotti di prossima uscita, ascoltare pareri e suggerimenti in un&#8217;ottica di trasparenza e limitarsi a moderare su  questioni di natura etica e legale. In passato c&#8217;era già chi, come <strong>Philippe Breton</strong>, ispirandosi al paradigma della cibernetica, teorizzava l&#8217;avvento di una nuova <strong>società</strong> <strong>trasparente</strong> in risposta ai fallimenti ideologici del secolo scorso e alle tendenze entropiche scaturitene.</li>
</ul>
<ul>
<li><strong>promuovere una comunicazione orizzontale</strong>: favorire il diaologo più che tra il brand e i suoi seguaci, tra i membri stessi della community, che usciti dal ruolo di ascoltatori passivi, tendono a divenire <strong>prosumer</strong>, consum-attori che dialogano, confrontano esperienze  e opinioni, attori partecipi all&#8217;elaborazione del significato da veicolare, in piena logica <strong>crowdsourcing</strong>, e talvolta, suoi stessi manipolatori. Un tam tam mediatico di <strong>user generated content</strong> che si diffonde viralmente sfruttando il meccansimo di rimbalzo della rete, arrivando a comunicare anche con comunità esterne, nicchie sparse nella rete, altri microcosmi di una costellazione neotribale.</li>
</ul>
<p>Andando a scrutare all&#8217;interno di comunità già esistenti, o creandone di nuove, l&#8217;azione di <strong>community building</strong> avrà tanto più successo quanto maggiore sarà la capacità del brand di promuovere un <strong>sistema valoriale</strong>, indurre un <strong>bisogno </strong>di partecipazione attiva e condivisione, attribuire un <strong>valore aggiunto</strong> al prodotto.</p>
<p>Gli esempi non mancano. Si pensi alla community di <a href="http://www.allezonbouge.net/" target="_blank">Ferrero</a>, sviluppata attorno ai valori dell&#8217;aggregazione familiare e dell alimentazione sana, o al social network <a href="https://www.tgv-rezo.com/" target="_blank">REZO</a>, progetto promosso dalle ferrovie francesi e indirizzato prevalentemente ai giovani, che fa leva sul bisogno e l&#8217;opportunità di utilizzare il viaggio come occasione per fare conoscenza, momento di scambio e condivisione di informazioni utili. Altri casi esemplari sono le community di <a href="http://www.nutellaville.it/" target="_blank">Nutella</a>, <a href="http://www.lavazza.com/corporate/community/home" target="_blank">Lavazza</a>, <a href="http://www.nelmulinochevorrei.it/" target="_blank">Il Mulino che vorrei</a>, valido esempio, quest&#8217;ultimo, di un coinvolgimento attivo dei membri invitati a esprimere i loro suggerimenti su migliorie da apportare ai prodotti e nuove iniziative da lanciare, in piena logica <strong>UGC</strong>, sino ad arrivare alle community di <a href="http://www.fiat500.com/" target="_blank">Fiat 500</a> e <a href="http://www.ducati.com/ducatiworld/index.jhtml" target="_blank">Ducati</a> che, tra i vari servizi offerti, consentono ai propri iscritti di costruire delle proprie pagine personalizzate simili a blog.</p>
<p>Emerge chiaramente come l&#8217;incremento della <strong>brand awarness</strong> passi necessariamente attraverso un coinvolgimento attivo dei propri sostenitori, evangelisti del brand che contribuiscono significativamente a conferirne credibilità o, all&#8217;opposto, a stravolgerne il significato e ad opporsi ad esso. La domanda successiva che viene da porsi è dunque: &#8221; <strong>Cosa accade nel momento in cui la tribù si oppone al totem</strong> ?&#8221; La risposta nel prossimo post.</p>
<p>The saga continues&#8230;</p>


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</ol></p>]]></content:encoded>
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		<title>QOOB: un nuovo spazio mediatico per gli UGC</title>
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		<pubDate>Thu, 28 Feb 2008 16:40:00 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Rob</dc:creator>
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		<description><![CDATA[Si chiama Qoob la nuova piattaforma crossmedia costituita da contenuti provenienti dal mondo underground della musica, del cinema, del graphic design e dell&#8217;animazione.
Nasce nel 30 Novembre 2006 in sostituzione dei suoi predecessori Yos e Flux e rappresenta il tentativo del network televisivo Mtv Italia di abbracciare il mondo del web 2.0. Difatti, pur essendo presente sul [...]


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</ol>]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/qoob.jpg" rel="lightbox[33]"><img class="size-medium wp-image-282 alignright" title="qoob" src="http://www.robertonuccio.it/wp-content/uploads/2008/02/qoob-300x147.jpg" alt="qoob" width="300" height="147" /></a>Si chiama <a title="Qoob" href="http://it.qoob.tv/"><strong>Qoob</strong></a> la nuova piattaforma crossmedia costituita da contenuti provenienti dal mondo underground della musica, del cinema, del graphic design e dell&#8217;animazione.</p>
<p>Nasce nel 30 Novembre 2006 in sostituzione dei suoi predecessori Yos e Flux e rappresenta <strong>il tentativo del network televisivo Mtv Italia di abbracciare il mondo del web 2.0</strong>. Difatti, pur essendo presente sul digitale terrestre con un canale che seleziona i contenuti migliori, Qoob rimane maggiormente legata all&#8217;universo del web proponendo video alla Youtube, foto alla Flickr, playlist e podcast alla iTunes e blog alla MySpace.</p>
<p><span id="more-33"></span></p>
<p>Il tutto è però visto in un&#8217;ottica rielaborativa e non di mera riproposizione di contenuti protetti da diritti d&#8217;autore.  “Tutti oggi parlano di used generated content, di contenuti generati dagli utenti”, afferma <strong>Antonio Campo Dall’Orto</strong>, direttore generale della divisione tv di Telecom, che controlla anche Mtv Italia. “Però bisogna fare attenzione a distinguerli dal fake user generated content, il contenuto falso, quello che gli utenti in realtà prendono da terzi e rimettono online”.</p>
<p>L&#8217;attenzione è dunque posta su quei contenuti che sono realmente creati dagli utenti. “E visto che noi ci sentiamo più editori che semplici aggregatori”, aggiunge Campo Dall’Orto, “in certi casi saremo proprio noi a finanziare questi contenuti, a permettere agli utenti di realizzarli e proporli al pubblico”</p>
<p>Per quanto riguarda i finanziamenti, l&#8217;idea è quella di partire attingendo al bacino d&#8217;utenza di <strong>Flux</strong> con l&#8217;obiettivo di fidelizzarlo e allargarlo. In secondo luogo dovrà subentrare la pubblicità. &#8220;Ma dovremo studiare delle formule innovative&#8221;, prosegue Campo dall&#8217;Orto, &#8220;Che si integrino con lo spirito di Qoob&#8221;.</p>
<p>Attualmente il sito appare ancora in una fase embrionale e genuina, spoglia dei vari strumenti promozionali del web marketing. Sembrano, dunque, esserci tutti gli ingredienti tipici di un <strong>social network allo stato puro</strong> e che contribuirà ulteriormente ad allargare gli orizzonti del crowdsourcing.</p>
<p><a href="http:///www.lastampa.it/_web/cmstp/tmplrubriche/tecnologia/grubrica.asp?ID_blog=30&amp;ID_articolo=1341&amp;ID_sezione=&amp;sezione="></a></p>


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